Anno bisesto

Tra un Natale e l’altro tutti i mesi  vissuti sono volati via in un soffio.

Mi pare ieri, quando scrissi il primo post di questo blog e constato che nel frattempo non ci sono stati cambiamenti sostanziali.

Dopo i giorni della merla , ha inizio il vero anno solare. So di andare contro regole consolidate dalla scienza e dalla tradizione, ma cerco di spiegare meglio il mio pensiero.

Le festività di Capodanno e dell’Epifania si trascinano, per forza d’inerzia, per tutto gennaio, tra baldorie più o meno fittizie atte a scongiurare lo stress del lavoro e settimane sulla neve (quando c’é) o vacanze caraibiche (per chi non rinuncia al mare) ed è così che l’apertura effettiva del 2016 mi pare abbia inizio solo oggi, all’inizio di febbraio, in tempo di Carnevale e con la spada di Damocle di dover fronteggiare il terribile motto che fa rima con funesto.

Si autoalimentano intanto incubi e paure, ansie e preoccupazioni per i giorni a venire.

Sarà l’Isis, il disfacimento del clima a cui eravamo abituati, i cambiamenti nell’assetto di ghiacciai, mari, fiumi e montagne, il senso di precarietà del quotidiano faticare, ma l’incertezza è grande e mastodontica appare la confusione che attanaglia questa società, incapace di darsi una visione lucida e rasserenante.

Uomini e donne in preda ad un fare per il fare, assorbiti dal lavoro di routine, spenti nelle loro passioni, attratti dalle stregonerie della modernità ed icapaci di bucare con lo sguardo la coltre di nebbia che avvolge un po’ tutti.

Che cosa potrà ancora capitare ancora lungo il viale dell’ esistenza in que-12342308_1115781991768028_1314093149898666896_nsto nuovo giro di boa?

Un nuovo amore, un’avventura spirituale che riempia mente e cuore, nuove scoperte, nuovi passi nel cammino della conoscenza?

La tanto agognata illuminazione, il senso del distacco per rendersi liberi e controllare emozioni, esperienze, rapporti umani, dominio sulle cose?

L’impulso a seguire attentamente la provvisorietà per assecondare il flusso del tempo e volare verso il cielo è l’augurio che faccio a me stesso e a chi abbia la ventura di leggermi.

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